In seminario, ma casti.

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Se siete “omosessuali praticanti” state alla larga dal Seminario. La cultura dei “Village People” non è nel codice genetico della formazione ecclesiale. I Vescovi tedeschi e svizzeri hanno recentemente detto “no” all’ammissione al Seminario a candidati con tendenze omosessuali radicate. Nei giorni scorsi i vescovi tedeschi e svizzeri si sono detti favorevoli alle conclusioni presentate da un‘Istruzione redatta dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, secondo cui “la Chiesa [… ] non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay”. Sostanzialmente se in un uomo le tendenze omosessuali rendono impossibile l’astinenza sessuale, l’ammissione al sacerdozio è impossibile.
Questa in estrema sintesi è il parere espresso in due comunicati distinti dalla Conferenza Episcopale Tedesca e dalla Conferenza dei Vescovi Svizzeri nel commentare l’Istruz ione “Circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri”, diffusa recentemente dall’agenzia “Adista” – senza che vi sia stata alcuna smentita da parte della Santa Sede. Ad oggi i vescovi non hanno però voluto puntualizzare o spiegare meglio ai cittadini svizzeri e tedeschi come mai l’ammissione o meno al Seminario e agli Ordini sacri di candidati non è concessa a coloro che mostrano di avere tendenze omosessuali profondamente radicate, senza tuttavia trattare tutte le problematiche di ordine affettivo o sessuale legate alla formazione dei futuri sacerdoti, o spiegando come si pesa la radicale cultura gay degli aspiranti sacerdoti. A dire il vero in una nota diffusa il 23 novembre, i Vescovi tedeschi specificano che nel documento non si allude a “tendenze omosessuali passeggere o che si presentano in età giovanile, quanto piuttosto a tendenze omosessuali profondamente radicate che possono condurre ad una situazione che ‘ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne’”. La conferenza episcopale svizzera ha comunque ricordato al mondo che i Vescovi svizzeri, “indipendentemente dall’orientamento sessuale hanno deciso di vivere un casto celibato”. Nessuno avrebbe d’altronde mai pensato il contrario.