Il pasticcio delle liste PDL

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EditorialeFrancesco Lener

La forma o la sostanza? Il rispetto delle regole o il trionfo del buon senso? Le diverse posizioni all’interno del centrosinistra sull’atteggiamento da tenere di fronte al grande pasticcio operato dal Pdl nel Lazio e in Lombardia e soprattutto di fronte al tentativo del governo di metterci arbitrariamente una pezza stanno aprendo un dibattito interessante sull’interpretazione del concetto di democrazia e sulla sua applicazione pratica.
Facebook, in particolare, è l’arena ideale per un confronto anche duro tra due anime politicamente vicine, ma mai così lontane come oggi. Scrive Fabrizio con una certa enfasi: “Notizia di oggi, 4 marzo 2010: il governo si appresterebbe a rinviare, per decreto, le elezioni regionali o, in subordine, ad ammettere le liste Pdl legittimamente escluse dalla competizione nel Lazio e in Lombardia. Se ciò dovesse avvenire, sarebbe il Colpo di Stato. Se ciò avverrà, difenderemo la democrazia con ogni …mezzo”. Risponde Francesco, preoccupato: “L’eventuale esc lusione del centrodestra per la maldestrezza di un topino di partito o per i pasticci interni dell’ultim’ora può anche farci sghignazzare e giubilare ma, ancorché legittima nella forma, nella sostanza priva tanta gente del diritto di votare il proprio partito senza che a monte ci sia un fatto politico. La democrazia, certo, è fatta anche di regole da rispettare, ma in democrazia sarebbe bene che vincesse sempre e semplicemente chi rappresenta la maggioranza degli elettori di un dato territorio in un dato momento.Schermaglia finita? Tutt’altro. Fabrizio: “La democrazia si basa sul principio dell’eguaglianza di tutti dinanzi alla legge. Il diritto individuale di votare il proprio candidato è recessivo di fronte al “diritto” generale della comunità a che le elezioni si svolgano nel rispetto di regole rigide atte a garantire la parità di tutti nella competizione. Eccoci al punto. Il governo può rinviare le elezioni in caso di eventi imprevedibili ed eccezionali (tumulti di piazza, calamità naturali), ma non può sanare la violazione delle regole elettorali, il cui sindacato spetta solo alla magistratura (“domestica” e amministrativa). Si chiama separazione dei poteri, è l’altro valore fondante della democrazia. In passato, alcuni hanno difeso la nostra democrazia “con ogni mezzo”; hanno ucciso e sono stati uccisi. Li chiamavano partigiani”. Sarà, ma se l’episodio fosse avvenuto o dovesse avvenire a parti invertite, quale sarebbe la reazione degli stessi che oggi gridano al golpe? Francesco, chiudendo il conciliabolo su Facebook, tenta di azzardare un’ipotesi immaginaria parafrasando il primo post di Fabrizio: “Notizia di oggi, 4 marzo 2013: il governo ha dichiarato che le elezioni politiche in programma il mese prossimo si svolgeranno regolarmente, nonostante l’esclusione dalla competizione della lista che rappresenta il centrosinistra a causa del colpevole ritardo con cui il delegato si è presentato per recapitare la documentazione necessaria. Se ciò dovesse avvenire, sarebbe il Colpo di Stato. Se ciò avverrà, difenderemo la democrazia con ogni …mezzo”.

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