Coldiretti-Ispo: A tavola più made in Italy nei piatti

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Il cantastorie

Più trasparenza sulle tavole degli italiani. 1 italiano su 3 vuole nel 2007 più prodotti italiani nel piatto e questo rende necessario intervenire sulla trasparenza dell’informazione perché la metà della spesa alimentare nazionale è destinata all’acquisto di prodotti anonimi per i quali non è ancora obbligatorio indicare in etichetta la provenienza con il rischio che venga spacciato sul mercato il falso Made in Italy a danno degli imprenditori e dei consumatori che destinano per la tavola 125 miliardi di euro in un anno. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati salienti e cautamente ottimistici per il 2007 che emergono dall’Outlook sui consumi Censis-Confcommercio sul “sentiment” delle famiglie italiane e il “polso” dei consumi nell’ultimo trimestre del 2006 e le previsioni per i primi mesi del 2007. Il 32% degli intervistati nel corso di un sondaggio commissionato da Ancc-Coop prevedono di mettere più prodotti italiani, il 18% più prodotti tipici e locali mentre solo il 6 % pensa di aumentare gli acquisti di private label e il 5% di prodotti di basso prezzo (cosiddetti primi prezzi). Di fronte al consolidarsi di comportamenti che tendono a privilegiare a tavola uno storico nazionalismo è necessaria – sottolinea la Coldiretti – una maggiore responsabilità del sistema produttivo nazionale, dal campo alla tavola e delle Istituzioni a difesa della trasparenza dell’agroalimentare per evitare che in Italia e nel mondo si radichi un falso Made in Italy che “a ha a che fare con la realtà produttiva nazionale. La spesa alimentare degli italiani – precisa la Coldiretti – vale circa 125 miliardi di euro per un importo di 456 euro al mese per famiglia, la seconda voce dopo l’abitazione e pari al 19% della spesa familiare complessiva. Sugli scaffali – continua la Coldiretti – è straniero l’olio di oliva contenuto quasi in una bottiglia su due, ma ai consumatori vengono presentate tutte come italiane perché sulle etichette non è obbligatorio indicare l’origine delle olive e vengono “spacciati” come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. Ed è ancora possibile – continua la Coldiretti – spacciare “impunemente” come Made in Italy i prosciutti ottenuti da maiali allevati in Olanda e Danimarca ed addirittura la macedonia in scatola composta da ananas e acini di uva extracomunitaria, prugne bulgare e pere cinesi può fregiarsi dell’etichetta Made in Italy. Dai risultati dell'”Indagine 2006 Coldiretti-Ispo sulle opinioni degli italiani sull’alimentazione” emerge che il 92% degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato in etichetta il luogo di allevamento o coltivazioni dei prodotti agricoli contenuti negli alimenti con un aumento del 6% rispetto allo scorso anno. E secondo l’indagine – precisa la Coldiretti – la maggioranza degli italiani è disposta a pagare di più pur di assicurarsi l’origine nazionale degli alimenti dopo il ripetersi di emergenze sanitarie, dalla mucca pazza all’influenza aviaria, e il rincorrersi di scandali alimentari, dalla carne agli ormoni del nord Europa all’importazione illegale di riso contaminato da organismi geneticamente modificati.