Catricalà chiede al governo di liberalizzare orari e turni farmacie

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L’invito dell’Antitrust: “Rimuovere tutti i vincoli è ormai necessario”

Catricalà chiede al governo di liberalizzare orari e turni farmacieLiberalizzare orari, turni e ferie delle farmacie stabiliti su base regionale per garantire maggiori opportunità di accesso ai farmaci da parte dei cittadini e offrire agli stessi farmacisti gli strumenti necessari per far fronte la concorrenza degli altri canali distributivi. A chiederlo l’Antitrust in una segnalazione inviata al Governo, ai presidenti di Camera e Senato e alle Regioni. Secondo l’Autorità è necessario eliminare il limite di ore massime per l’apertura giornaliera o settimanale, estendendo la facoltà di apertura degli esercizi al di là degli orari minimi previsti dalla normativa, e poi eliminare i giorni di chiusura obbligatoria domenicale, festiva e infrasettimanale. Serve poi eliminare il limite minimo di ferie annuali ma anche l’imposizione di obblighi di uniformità negli orari di apertura. Per il Garante, se appaiono giustificati orari e turni minimi di vendita, perché finalizzati ad assicurare l’obiettivo di interesse pubblico della piena reperibilità dei farmaci, i vincoli che impediscono ai farmacisti di prestare i propri servizi oltre gli orari e i turni minimi appaiono restringere ingiustificatamente la concorrenza tra farmacie, impedendo l’ampliamento dell’offerta a beneficio dei consumatori. “La rimozione dei vincoli – si legge nella nota dell’Antitrust – è ancor più necessaria alla luce del decreto Bersani che ha introdotto la possibilità di vendita dei farmaci senza obbligo di prescrizione (Sop) da parte di esercizi commerciali diversi dalle farmacie. Numerosi titolari di farmacia hanno infatti avvertito la necessità di disporre di maggiore libertà nelle proprie scelte commerciali, anche in termini di orari di apertura, turni, ferie come testimoniato da numerose sollecitazioni pervenute all’Autorità”. I vincoli segnalati, come sottolinea l’Antitrust, risultano in effetti discriminatori, visto che impediscono alle farmacie di operare “ad armi pari” rispetto ai nuovi operatori autorizzati dal decreto Bersani: nel nuovo quadro regolamentare, i limiti massimi all’apertura delle farmacie rischiano in sostanza di mettere in discussione la permanenza sul mercato degli esercizi farmaceutici maggiormente soggetti alla concorrenza nascente e, quindi, la stessa capillarità della rete delle farmacie. L’Autorità segnala infine gli aspetti problematici delle previsioni regionali che riconoscono competenze agli organismi rappresentativi dei farmacisti nella definizione dei limiti massimi di apertura al pubblico delle farmacie e delle relative deroghe. “Se a decidere sono gli stessi rappresentanti dei farmacisti – conclude la nota – c’è il rischio che si tenda ad uniformare l’attività degli associati limitando le loro autonome iniziative imprenditoriali”.

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