L’Aspen Institute si interroga sulle nuove classi dirigenti europee

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Europa ed Asia sono sempre più di frequente al centro della riflessione in Italia da parte di Fondazioni, partiti e associazioni di categoria. Oggi infatti sono sempre più grosse le opportunità di questi Paesi e la stessa competizione è diventata un enorme motore di sviluppo: la stessa edizione annuale degli Aspen Junior Fellows si è recentemente concentrata sui recenti fatti europei. E’ sotto gli occhi di tutti come l’Unione Europea, dopo la mancanza dell’entrata in vigore della tanto auspicata Charta, in quest’ultimo periodo è stata in una crisi di bulimia, di indigestione di troppe cose fatte che però hanno portato progresso nell’idea dell’Europa.
Ma l’ottimismo da parte delle nuove generazione certamente non manca: si sta andando verso un miglioramento della situazione a detta dei principali opinion makers. Parlando d’Europa recentemente, il vicepresidente della Fiat John Elkann, vicepresidente dell’Aspen Institute Italia, ha voluto sottolineare come come “il messaggio forte per la mia generazione è di non dare per scontato quello che è stato fatto negli ultimi 50 anni in Europa”. L’Unione Europea, però, viene ancora oggi vista come qualcosa di lontano, e sono ancora tanti gli sforzi portati avanti dagli stessi membri del Parlamento europeo, alla ricerca di far comprendere ai cittadini come funzionano meglio le burocrazie di Strasburgo e Bruxelles. “Non bisogna sedersi su quello che è stato fatto e bisogna andare avanti” ha dichiarato il responsabile economico della Margherita Enrico Letta, intervenendo alla sessione torinese dell’Aspen Institute. Il tema dell’Europa è anche generazionale: “L’Europa che ha fatto tutti i successi aveva alle spalle una grande motivazione derivante dalla fine della seconda guerra mondiale, questa motivazione non può più essere data per scontata, c’è bisogno di rimotivare”. Letta si è chiesto quale sia oggi il “nemico” che era stato il collante dell’Europa ed ha fatto una pungente autocritica nei confronti della stessa delegazione italiana a Bruxelles: “Probabilmente siamo noi stessi, la nostra incapacità di cogliere tutto ciò che c’è di positivo in Europa”. Al centro della riflessione c’’è anche il tema generazionale sollevato sempre più di frequente da molti opinion maker. L’Europa invecchia dal punto di vista demografico e bisogna trovare il modo di gestire la transizione. In Italia la popolazione over 65 passerà dal 30% del 2000 al 39% nel 2010, al 48% nel 2020. Servono pertanto nuove politiche a livello europeo per trovare un giusto equilibrio, e sicuramente solo una seria concertazione con le associazioni categoria, le parti sociali e le lobby potrà tracciare un nuovo quadro di sviluppo e innovazione intergenerazionale.
Le misure da adottare per il rilancio della crescita europea e le politiche per fronteggiare la sfida dei due nuovi giganti economici, Cina e India, sono comunque temi al centro della questioni internazionali, sui quali sarebbe bene che non solo tecnici ed elite di discussant possano dire la loro. Nell’ agenda setting di ogni governo membro è bene trovare una chiara linea strategica su queste questioni che sembrano assai spesso abbandonate a spot episodici di alcune classi dirigenti.

Quest’ anno il tentativo voluto dall’Aspen Institute con “Shaping our future: new generations, new leaders, new ideas” ha avuto realisticamente l’opportunità di allargare il dibattito per la prima volta a leader emergenti di Europa, Stati Uniti, Asia, Africa nell’intento di costruire un network che sia in grado di generare idee innovative per la governance dei processi di globalizzazione.
Al centro della riflessione, le due aree geopolitiche strategiche per il futuro delle relazioni internazionali: Europa ed Asia. In discussione, le scelte di medio-lungo periodo per far fronte agli andamenti demografici e ai conflitti sociali, in particolare etnico-religiosi, che agitano in questi giorni il panorama europeo e soprattutto la Francia. Né è scaturito una sorta di manifesto bipartisan dei nuovi leader per governare il futuro. Obiettivo: rafforzare un network in grado che sia in grado di generare idee innovative per la governance dei processi di globalizzazione.

Se i partiti oggi nel nostro paese sono naturalmente in una fase di riflessione e cambiamento sulle loro stesse identità, le classi dirigenti non possono lasciare che alcune questioni non abbiano visioni di governance, senza sedersi sui risultati raggiunti, e senza tralasciare il fatto che ormai il mondo sta cambiando.

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