Rutelli, D’Alema e il sogno democratico

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Editoriale

“I have a dream”. Una volta esisteva una forza politica che si chiamava Alleanza democratica, che sotto l’input di molti opinion maker, dopo la slavina politica del 1993, provò a rimettere insieme i cocci di un progetto: il “partito democratico”, naufragato , nonostante l’appoggio del “partito di Repubblica” ancor prima di muovere i primi passi elettorali. Oggi, il leader della Margherita Francesco Rutelli, all’epoca tra i promotori del progetto con Adornato, Melandri e Bordon confessa ai giornalisti che lo seguono nel suo tour tra le regioni d’Italia: “Da tanti anni il partito democratico è il mio sogno per la guida del paese”. Francesco Rutelli ribadisce ancora una volta quindi come: “E’ un sogno da costruire con visione e con convinzione , sapendo che deve essere un nuovo inizio e non una continuazione delle vecchie storie politiche del XX secolo, ma raccoglie convinzioni e ideali e rispondere alle domande del XXI secolo”. Ma il Partito democratico sarà un soggetto politico mode rato? No, a detta del presidente dei Ds Massimo D’Alema. Il presidente della Quercia ritiene infatti che ”questo automatismo secondo cui un contenitore neutro dovrebbe determinare uno slittamento moderato dei contenuti” è un automatismo sbagliato. ”Non mi sembra – ha aggiunto D’Alema- intervenendo alla recente convention programmatica dei Ds a Firenze – che la nostra ricerca programmatica abbia varcato questo slittamento moderato e questa ricerca programmatica sia stata costruita tutta in relazione alla prospettiva del Partito democratico. Se noi – conclude D’Alema – non legassimo la candidatura al governo di Romano Prodi e del centrosinistra proprio all’apertura del cantiere del Partito democratico non ci sarebbe l’interesse che c’è, nei confronti del centrosinistra”.

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