L’integrazione dell’Islam in Italia secondo uno studio del think tank di Washington Brookings Institution

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Laurence: “Necessario un dialogo strutturato tra le comunità”.

L’integrazione dell’Islam in Italia secondo uno studio del think tank di Washington Brookings InstitutionC’è ottimismo a parte del governo in materia di integrazione. ”L’Italia è a due terzi del cammino” sulla strada dell’integrazione dei musulmani nella sua società e “la Consulta” voluta dal ministro dell’ Interno Giuseppe Pisanu “è una buona mossa”, pur mantenendo la dicotomia fra islamici osservanti e moderati. Sono questi alcuni spunti dell’analisi di Jonathan Laurence, esperto americano autore di uno studio sull’integrazione dell’ Islam in Italia. Laurence è un ricercatore del Centro sugli Stati Uniti e l’ Europa della Brookings Institution, think tank progressista fra i più prestigiosi di Washington.
Ma oggi è quanto mai chiaro che nessun Paese europeo ha pronta la soluzioni standard sul rapporto con le comunità islamiche. Poichè bisogna prendere misure per promuovere l’integrazione sociale, ogni Stato sta cercando le risposte giuste a un problema complesso.

Il “paper” di Laurence è stato prodotto per il Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti, un’istit uzione che incoraggia le relazioni e la reciproca conoscenza tra i due Paesi. Secondo Laurence, la secolarizzazione delle società europee porta a vedere la religiosità islamica in una luce diversa da quanto avviene negli Stati Uniti, dove l’essere religiosi è atteggiamento diffuso: in Europa, il musulmano che prega e che è osservante è un “diverso” perchè la stragrande maggioranza delle persone non sono praticanti; in America, il musulmano che prega e’ un fedele come tanti altri di religioni diverse, perchè le persone praticanti sono un’alta percentuale. I progressi nell’ integrazione fatti in Italia non mettono, in principio, al riparo dai rischi di violenze, se si pensa a quanto sta avvenendo in Francia, un Paese che appariva più avanti sulla strada dell’integrazione. Ma è certo – osserva Laurence- che “intolleranza e repressione radicalizzano gli animi e gli atteggiamenti”.

Il documento analizza quindi le relazioni tra Stato e Islam in Italia, la composizione dell’immigrazione islamica e la peculiarità politica della Lega Nord, forza anti-integrazione all’interno del governo, e si concentra poi sulla Consulta islamica considerata la prima significativa iniziativa per ”un Islam all’italiana”. Fino a poco fa, rileva lo studio, “l’integrazione dei musulmani in Italia non era un problema politico interno urgente per ragioni demografiche”: infatti – almeno fino agli Anni Novanta, la presenza di musulmani in Italia era marginale, rispetto a Gran Bretagna, Francia, Germania. Dopo che l’Italia da terra d’emigrazione e’ divenuta terra d’ immigrazione, “il campanello d’allarme ha suonato perché le statistiche hanno mostrato un aumento dei bambini musulmani nelle scuole e quasi un quadruplicarsi degli stranieri nelle prigioni”.

Emerge come nelle stime del ministero dell’ Interno, la popolazione musulmana in Italia era nel 2004 di circa un milione di persone, “più eterogenea” che altrove provenendo da una trentina di Paesi diversi: nord-africani, specie marocchini, ma anche asiatici ed europei – albanesi -. Quelli ufficialmente residenti in Italia, nel 2003, erano oltre 677 mila. Una spinta forte ad affrontare il problema è poi venuta dagli attentati islamici, specie quelli in Spagna e a Londra. Dopo le bombe di luglio nella metropolitana londinese, Pisanu disse, in momenti diversi, che “il terrorismo batte alla porta dell’ Italia”, anche se un attacco “non e’ inevitabile”. Laurence scrive: “L’incremento del terrorismo islamico nel mondo e la percezione che l’Italia non ne era immune, condusse alla riscoperta di incentivi per normalizzare le relazioni Stato-Islam. La mancanza d’integrazione sociale dei musulmani in Italia e’ stata percepita come intimamente collegata a un potenziale per la radicalizzazione e, in ultima analisi, per la violenza. E c’era un crescente consenso nella comunità dell’ intelligence che i problemi d’integrazione sarebbero aumentati in futuro” se non fossero stati affrontati subito.

Dal 2003 in Italia si è cominciato ad assumersi la responsabilità politica delle relazioni Stato-Islam e il ministro dell’ Interno allora iniziò a formulare un piano per integrare l’Islam. Nacque, così, la Consulta Islamica, destinata ”alla maggioranza moderata” con lo scopo di “marginalizzare la minoranza estremista”. Citando Pisanu, Laurence evoca l’esigenza di usare ”due mani” con l’Islam: ”Una armata contro i terroristi e una cordialmente aperta con i moderati. Finora, l’Europa e’ stata soprattutto preoccupata di usare la prima e non ha mostrato abbastanza la seconda, con conseguenze visibili a tutti”. Con una scelta opposta a quella francese, osserva Laurence, il governo italiano focalizza l’attenzione sulle associazioni musulmane della società civile più che su quelle religiose, avendo come obiettivo ”il 95% dei musulmani moderati”, che siano osservanti o no. L’apertura all’Islam e’ concepita in modo da essere bene accetta sia alla maggioranza conservatrice italiana che alle organizzazioni musulmane cui è destinata. Ma la sua esistenza riflette un nuovo consenso fra i politici di centro-destra sull’importanza d’integrare i musulmani e di “avviare un dialogo strutturato”, proprio oggi quando Papa Benedetto XVI ha di fatto incoraggiato la ricerca di elementi comuni per il dialogo all’interno dell’Islam.

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