La laicità, 849 anni fa

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Il cantastorieEdoardo Semmola

A 35 chilometri a est della cittadina di Rauma, sulla costa sud-occidentale della Finlandia, c’è un piccolo paese di nome Koylio. Il paesino in sé, oggi, non riveste alcuna importanza né interesse. Ebbe il suo momento di celebrità nell’inverno del 1156 quando, in piena seconda crociata – quella che vide Gerusalemme tornare in mani turche ad opera del leggendario Saladino – proprio mentre il pio Renaud de Chatillon metteva Cipro a ferro e fuoco, un vescovo nonché crociato di nome Enrico s’inerpicò, primo fra tutta la sua stirpe di portatori della pacifica parola di Dio, nelle vaste lande nordiche e ghiacciate dell’attuale Finlandia, allo scopo di redimere e convertire gli ignari pagani che ancora l’abitavano. Giunto a Koylio, il prode Enrico s’imbatté nel contadino Lalli e pensò bene di fargli notare l’erroneità del suo credo religioso. Lalli lì per lì non se la prese tanto, e continuò a zappare la terra arida e fredda del suo campo. Ma il vescovo Enrico continuava, insistev a, proprio non voleva saperne di abbandonare i suoi propositi redentori. E insistette a tal punto da provocare nel contadino Lalli un certo qual giramento di scatole. Raggiunto il limite della pazienza, Lalli risolse il problema spaccando la testa dell’indefesso sacerdote con un colpo di vanga prima di affogarlo nelle gelide acque del lago Koylionjarvi.
La storia ricorda Enrico come martire e Lalli come efferato assassino. Nell’antica chiesa di Koylio, situata in un isoletta fra le insenature del Koylionjarvi, ancora oggi si possono ammirare i dipinti che ritraggono Lalli all’inferno, mentre un santo gli schiaccia la testa con il suo divin sandalo. Monito – spiegano i pronipoti dei due protagonisti dell’infausta vicenda – per tutti coloro che ancora vogliono sfidare il potere del Giusto, incarnato come si sa da Santa Madre Chiesa. Oggi forse dalla sua santa sorella Riformata.

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