Ancora oggi giornalisti in Iran vengono fermati e condannati alla reclusione ed incarcerati senza una ragione plausibile, decine negli scorsi mesi, ma solo perché facevano il loro lavoro di reporter a fotoreporter. E’ questo l’ultimo caso di Yalda Moaiery condannata a 15 anni di carcere nei giorni scorsi
Il tribunale ha inoltre confiscato i suoi dispositivi elettronici, tra cui macchine fotografiche e telefono cellulare. Le è stato anche vietato di partecipare a qualsiasi attività culturale e mediatica, di ricoprire cariche pubbliche e di pubblicare contenuti sui social media.
A luglio, il Ministero dell’Intelligence del Paese aveva avviato un procedimento legale contro la fotoreporter in relazione alla sua attività mediatica, compresi i contenuti che aveva pubblicato online. Le autorità hanno ritenuto tali contenuti “nell’interesse del regime sionista e degli Stati Uniti”.
Moaiery ha dichiarato di non aver potuto presenziare all’udienza, non avendo ricevuto alcuna notifica. A febbraio, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella sua abitazione a Teheran e le hanno confiscato i dispositivi elettronici. Questi procedimenti sembrano essere collegati al caso attuale.
Dopo l’offensiva a sorpresa di Israele contro molteplici obiettivi iraniani nel giugno 2025 e alla successiva guerra, il parlamento iraniano ha approvato, nel settembre 2025, una legge che ha inasprito le pene per lo spionaggio e la cooperazione con Israele, gli Stati Uniti e altri paesi considerati ostili all’Iran. La legislazione ha ampliato significativamente la portata dei comportamenti perseguibili ai sensi delle disposizioni in materia di sicurezza nazionale, includendo determinate attività mediatiche e online.
Il fatto, però che ora si tenda a sopprimere il giornalismo indipendente, durante il conflitto con Israele, appare più una scusa per controllare, orientare ed intimorire i giornalisti locali, i videomakers e i fotoreporter, al di là delle accuse che per la maggior parte di essi viene fatta di favoreggiamento del governo a stelle a strisce o di passacarte del nemico israeliano.
Il segretario generale della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), Anthony Bellanger, ha dichiarato: “L’uso di accuse infondate e vaghe contro giornalisti, operatori dei media e chiunque eserciti il proprio diritto alla libertà di espressione in Iran non è una novità. Tuttavia, il regime iraniano ha ora raggiunto un nuovo livello di repressione inasprendo le pene per coloro che osano criticare la Repubblica Islamica, con l’obiettivo di mettere a tacere i giornalisti e schiacciare tutti i dissidenti. Siamo solidali con Yalda Moaiery e chiediamo alla magistratura iraniana di ritirare tutte le accuse contro di lei”.






