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    Potere alla parola    
    Il rapper Frankie Hi-Nrg Mc: "Pinocchio, l’Artusi e il Piccolo principe, tre libri per rifondare la società"    
    di Edoardo Semmola

* foto: Frankie Hi-Nrg Mc
(Studio “Boulevard d’utopie”)
 
 
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  • e.semmola@insidernews.it
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    foto pp Potere alla parola. Punto. La parola come mezzo di persuasione, come arma contro le ingiustizie sociali e per l’affermazione di un pensiero libero. “Potere alla parola” è il titolo di una sua canzone ma anche da sempre il grido di battaglia di Frankie Hi-Nrg Mc. Più di un cantante rap, oltre gli schemi classici del cantautore impegnato, il ragazzo con gli occhiali di Città di Castello è un giocoliere dell’avverbio e dell’aggettivo, un fiume di pensieri, l’indignazione in persona che si fa musica, che si fa hip-hop. E che con tre dischi all’attivo, Verba Manent, La morte dei miracoli e Ero un autarchico ha spalancato le porte del rap ad un pubblico vasto, un pubblico che si identifica con le sue parole, pesanti come macigni.
    Ci si può parlare di tutto, con Frankie. Dalla politica alla letteratura, dalla musica – ovviamente – al cinema. E non c’è nulla che mandi a dire o che tenga in sospeso, senza un giudizio, un’opinione. Incontriamo Frankie Hi-Nrg Mc a pochi minuti dall’inizio di un concerto, alla Buca d’Andrea di Fucecchio, in provincia di Firenze. Chiuso nell’afa estiva di una tenda dietro il palco, mentre scalda le corde vocali.
    Una delle tue canzoni più significative, Potere alla parola, racchiude già nel titolo due termini fra i più ricorrenti e presenti della tua produzione musicale: potere e parola appunto. Quale posto occupano e quale significato hanno nella tua vita e nel tuo pensiero queste due parole?
    Le parole sono centrali perchè sono emanazione del pensiero, rappresentano il medium che più immediatamente ognuno di noi ha a disposizione per comunicare sé o per dare comunque delle opinioni. Il potere invece è un valore relativo che a seconda di dove sta collocato e di chi lo gestisce può essere una molla di progresso o un freno. Chiaramente, se chi esercita il potere usa le parole per perseguire fini assolutamente personali è un... Beh, non coincide, diciamo, con il mio modo di vedere le cose.
    Un esempio: giorni fa la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ufficialmente e aspramente criticato l’amministrazione Bush per la gestione del carcere di Guantanamo. Questo è un caso in cui la parola va ad incidere sul potere?
    In realtà si tratta di un potere, quello della magistratura costituzionale americana, che si contrappone ad un altro potere a suon di parole... Le leggi sono parole, i piani programmatici sono parole, il “Mein Kampf” sono parole: e il potere si rapporta ad un altro potere con l’uso della parola. Sarebbe utile che queste parole fossero recepite, almeno in questo caso da George W. Bush, e che incassasse il colpo e facesse qualcosa di un po’ decente. Quantomeno in sintonia con la tendenza dell’ultimo secolo di rileggere le parole di un vecchio americano, Abramo Lincoln, che in materia di rispetto dei diritti umani qualche parola importante l’ha spesa.
    Quando uscì il video di “Autodafè”, nel 1997, ci fu un vj dell’allora Videomusic che, commentando la canzone, si espresse più o meno così: “Interessante, bella, ma troppe citazioni colte, io che non ho studiato non ci capisco niente”. Occorre una laurea in lettere ed un’altra in filosofia per apprezzare i tuoi testi?
    No, affatto! Beh, sono citazioni anche relativamente basse... Per esempio: cito il Tethered per il quale servirebbe, se andiamo a suon di lauree, una laurea in astrofisica, perchè era un satellite di progettazione italiana che doveva essere utilizzato in una missione Shuttle al fine di produrre energia elettrica nello spazio a costo zero (esperimento fallito per colpa di un cavo americano). Quando parlo di Maximillian, invece, mi riferisco a ”Black Hole”, un film di Walt Disney. E infine, Salieri lo conosco perchè ho visto il film di Milos Forman, “Amadeus”. Insomma, non serve avere lauree in filosofia, io non le ho per esempio, non sono laureato.
    In “Cali di tensione” usi due espressioni molto forti per definire il lavoro di alcuni tuoi colleghi cantanti: merda pressata e circonvenzione di incapace, ma non ti riferisci a nessuno in particolare... Non è che Gianni Morandi o Gigi D’Alessio se la sono presa sul personale o ti hanno fatto causa?
    No. Gianni Morandi lo escludo a priori perchè sono un grande fan di Morandi, da sempre, mi piace pure “Banane e lampone”... Non scherzo, è vero: ho definito quello “il disco dell’emancipazione” di Gianni Morandi: finito un contratto di trent’anni che l’ha legato mani e piedi, ha esordito con “Banane e lampone”... Grande Gianni, simpaticissimo, umanamente parlando è molto piacevole! Gigi D’Alessio invece non lo conosco, non apprezzo particolarmente la sua musica. C’è da dire che in alcuni momenti particolari della mia vita ho sentito delle sue canzoni e ho capito come fanno a far successo: è talmente basico e diretto nella semplicità che, cazzo, anche lui ci prende, pure D’Alessio ci prende!
    Però, no, non mi riferivo affatto a loro, anche perchè fanno delle cose diverse da quelle che faccio io. Mi riferivo anche a dei rapper che fanno delle cagate pazzesche ma che hanno un buon marketing dietro e sopperiscono alla mancanza di contenuto con l’ufficio stampa. È una tecnica anche quella.
    Nel finale della rivisitazione cinematografica de “La macchina del tempo” di H.G. Wells diretta da George Pal nel 1960, il protagonista torna indietro al 1900 per prendere tre libri dalla sua biblioteca. Li porterà nel futuro remoto nel quale vive per rifondare una nuova civiltà a partire da zero. Non sappiamo quali libri decide di portare con sé, ognuno è libero di scegliere quelli che vuole. Tu quali avresti scelto al suo posto? Solo tre libri...
    Tre sono pochi per rifondare una società, bisognerebbe poterne portar via molti di più. Si potrebbe scegliere Pinocchio. Insomma, del genere favolistico: o Pinocchio o Alice nel paese delle meraviglie, ma forse Pinocchio è un po’ più diretto. Secondo: l’Artusi, che ci vuole! Perchè se non riesci a dare dei piaceri, come i piaceri della tavola, nel soddisfare dei bisogni come l’alimentazione, difficilmente riesci ad avere una società solida e sana. E poi... e poi... forse Il piccolo principe: una bella storia d’amore ci vorrebbe, e Il piccolo principe è una bella storia d’amore. Non porterei la Bibbia perchè ci sono troppi morti ammazzati e i bambini si impressionano. Solo per quello, perchè dovrebbe essere un po’ cresciuto, il lettore, per riuscire a recepire in pieno la teoria, l’allegoria o la testimonianza storica... a botta fredda, così, un ragazzino rischia di essere traumatizzato con tutte quelle carneficine, continuamente. Prima della venuta di Cristo solo morti ammazzati, poi è arrivato il portatore di amore, fortunatamente, e allora... Non per altro la Bibbia era il libro preferito da Alex di “Arancia Meccanica” di Kubrick!
    Città di Castello è famosa per aver dato i natali a Frankie Hi-Nrg e a Monica Bellucci: a chi pensi che daranno prima le chiavi della città, alle tue parole o alle sue curve?
    Città adottiva, non natale. Io sono nato a Torino però mi professo umbro. Comunque... sta’ buono che le hanno date prima ai Subsonica che sono andati a registrare un disco là. E non a me che invece ne ho registrati quattro! Quindi, già la sindaco di Città di Castello, scherzosamente, è stata redarguita per questo... Mannaggia!
    Puoi definire con due parole il modo con cui scegli le liriche per le tue canzoni?
    Impiegando-tempo. Sono due parole. Per il resto: parto da un’idea, cerco delle parole, ne trovo delle altre, e attraverso quelle scopro diverse strade che il mio discorso può prendere, mi suggeriscono allegorie...
    Da cantautore politicamente impegnato a sinistra, cosa vorresti trovare sotto l’albero di Natale del Governo Prodi?
    Mi basterebbe ritrovare il Governo Prodi... sarebbe il più bel regalo che ci potrebbe fare!


       

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