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Boselli e la sua Rosa nel Pugno: una spina che può far crescere l’Unione |
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ControRitratto
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di James Flynn
Coerenza e responsabilità sono due doti che non tutti i leader politici hanno. A sostenere che in Italia “stiamo rispondendo a una vera e propria ondata integralista mossa dalle gerarchie ecclesiastiche che hanno l'idea di trasformare i propri principi di fede in leggi dello Stato”, non ci poteva che essere un leader profondamente laico e socialista come Enrico Boselli.
Cresciuto nell’epoca di Craxi, Enrico Boselli si è fatto conoscere ai più dopo la slavina del 1993. Il leader socialista è uno che sa adattarsi all’ambiente elettorale. Ne prende il colore e lo stile e soprattutto si adatta alle imprese più difficili dandone ampiamente la prova. I risultati elettorali dello Sdi parlano da soli. Un sano masochismo politico, sosterrebbero alcuni, la voglia di sopravvivere con coerenza guardando negli occhi i propri figli, direbbero altri. Così non ha stupito che a margine della prima convention nazionale a Milano per presentare la nuova formazione politica la “Rosa nel Pugno” nata dall'unione dello Sdi e dei Radicali abbia sottolineato "fare della Rosa nel pugno un'idea caricaturale è sbagliato”. “Noi non stiamo contrastando i cattolici – ha dichiarato Boselli – Ci sono tantissimi cattolici che fanno politica tra i radicali e i socialisti". Un’importante precisazione che serve a stemperare gli animi degli anticlericali sulla stessa linea Emma Bonino che aggiunge: "I valori non sono un patrimonio solo della Chiesa. Anche i laici liberali hanno e perseguono valori e, di fatto, la laicita' dello Stato e' di per se' un valore". Ai socialisti riammessi a fatica nel consesso della politica nazionale che oggi, insieme ai DS aderiscono al PSE, serviva un leader sommesso, che parlasse con quella tranquillità bolognese senza enfasi, e che si distanziasse dall’aplomb dei leader radical pluralisti di sinistra. Certo parlare di “abolire il Concordato” porta al mulino del centrodestra e crea difficoltà all’Unione che con Prodi che così rischia di perdere i popolari dell’Udeur di Mastella e perdere ancor più consensi.
E’ davvero strana la vita. Ma si sa in politica tutto è possibile: Boselli era il più prodiano d’Italia, ma da quando è cambiata la legge elettorale ha cominciato a smarcarsi su valori e questioni che non sono fatte ancora oggi proprie da Romano Prodi. Con un aria da manager il segretario dei Socialisti democratici italiani è uscito allo scoperto a testa alta nel mare magnum politico. Appena quattro anni fa nessuno avrebbe mai scommesso un soldo bucato sull’avvenire politico di Boselli, C’era pure chi lo considerava, come faceva Giampaolo Pansa nel suo Bestiario “un pollo da batteria del craxismo” arrivato in tenera età per le vie misteriche del partitismo. Per non parlare dello scontro tra Francesco Rutelli ed Enrico Boselli su chi è più coerente nel proprio percorso politico. "Sono rimasto stupito dalle dichiarazioni di Rutelli”, ha sostenuto stizzito il leader socialista, dopo un attacco frontale del leader della Margherita. “Non ho mai impartito lezioni di coerenza a chicchessia e non posso accettare che mi venga fatta la predica da chi ha mostrato nella sua storia politica una grande volubilità", fa notare Boselli. "Rutelli ha cominciato la sua carriera politica da radicale e da anticlericale, per poi diventare verde e ambientalista, fino a trasformarsi oggi in un cattolico neo-integralista con sembianze post-democristiane. Non credo che possa farmi le pulci; a me che sono, e sono sempre stato, socialista". Lo stile di Enrico Boselli è davvero radicale. Pannella docet.
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